Ricorso Inps: chi paga l’avvocato?


Oltre alle “classiche” prestazioni Inps (pensioni, invalidità, accompagnamento etc) in questo periodo alla base dei ricorsi all’Inps potrebbe esserci il mancato accredito di bonus previsti per il Covid (bonus 600 euro autonomi, bonus baby sitter etc). Chi pensa di averne diritto e non ha ricevuto un pagamento può fare ricorso. Ma in caso di sconfitta chi paga l’avvocato e le spese legali? Alcune persone si scoraggiano perché temono che, in caso di sconfitta, dovranno rimborsare anche le spese processuali della controparte. E’ proprio così?

Ricorso Inps: quali spese legali si affrontano

Andiamo per ordine: ad inizio causa, come avviene in tutti i processi civili, bisognerà anticipare le spese processuali corrispondendo un contributo unificato che serve proprio ad avviare l’iter. Inoltre ci sarà da considerare la parcella del proprio difensore e, se intervengono, le perizie dei consulenti tecnici. A fine processo il giudice emetterà sentenza addebitando le spese processuali alla parte che soccombe in giudizio. Non sempre però c’è condanna alle spese processuali: in alcuni casi, sebbene rari, il giudice potrebbe optare per la cd «compensazione delle spese». Quando ciò accade, in buona sostanza, ognuna delle parti deve rispondere della parcella del proprio avvocato ma non rimborsare l’altra. I casi tipici sono:
  • accettazione parziale della domanda;
  • caso particolarmente complesso o che ha aperto una nuova giurisprudenza.

I ricorsi all’Inps sono meno rischiosi delle altre cause civili?

Dobbiamo fare un’ulteriore considerazione: il Codice di procedura civile tutela i ricorrenti con limitate disponibilità economiche stabilendo che, chi dispone di un reddito pari al doppio della soglia che dà diritto al patrocinio gratuito (che, ricordiamo viene aggiornata con cadenza biennale e ad oggi ammonta ad 11.493,82 euro) non deve pagare le spese processuali anche se perde la causa. In pratica, se il suo ricorso viene rigettato, il giudice non può addebitargli il costo dell’avvocato della controparte se il reddito dichiarato non supera oggi i 22.987,64 euro annui.

Attenzione però perché questa agevolazione non può essere eccepita dopo la sentenza, quando si sa di aver perso il ricorso contro l’Inps: occorre presentare un’apposita dichiarazione al magistrato durante la causa in cui si dichiara il proprio reddito confermando che è inferiore al tetto di cui sopra. Sono escluse dall’applicazione, inoltre, le cd cause perse, che, più tecnicamente, si definiscono temerarie: questo per scoraggiare ricorsi palesemente infondati che rischierebbero solo di rallentare i tempi della giustizia.Se hai altri dubbi sull’argomento e sei indeciso se procedere con il ricorso Inps, contatta un avvocato specializzato in materia tributaria.

 

Ricorso Inps: chi paga l’avvocato? ultima modifica: 2020-07-14T15:59:17+00:00 da Alessandra Deangelis